Proposti in un ordine che capovolge la più antica sequenza dell’annuale fecondità (in base alla quale, secondo il calendario romano, si disponevano i mesi da marzo a febbraio, ossia dalla primavera all’inverno), i racconti che compongono il volume Stagioni (sognate) tracciano il percorso di un anno che solo in apparenza viene scandito dalla cronologia. Al contrario – e lo suggerisce il titolo – questo particolarissimo anno sognato smentisce ogni linearità dell’esperienza in un rincorrersi sfumato di percezioni, trasalimenti e memorie: immerge da subito nella perlacea, insidiosa morbidezza delle nebbie invernali per concludersi infine, una volta attraversate la primavera e l’estate, nella sontuosa malinconia dell’autunno. Nessuna pretesa di realismo – se non quello che appartiene al sentimento e alle verità del cuore – caratterizza queste cinque brevi narrazioni che piuttosto si volgono, cifrate da sottili richiami alla tradizione classica, verso la dimensione del mito e verso la leggenda. Partecipe dei sussulti e dei trasalimenti dell’animo umano – anzi, protagonista autentica, insieme agli uomini, di queste pagine – è la natura, la cui voce, fatta di foglie e di petali, di nuvole e di vento, non suona mai uguale, ma ritorna, appunto, stagione dopo stagione.